Giro del Lago di Chiusi: il percorso.
Il “Chiaro” prende il suo nome da un’antica
leggenda: si dice che nelle notti serene, la bellissima Noctiluca, Dea
del Cielo, veniva a contemplarsi in queste acque. Da qui il vecchio
nome attribuito dagli abitanti di Chiusi al lago: Chiaro di Luna.
Per un chiusino, scrivere del suo Lago è sempre emozionante. Sarà per
l’orgoglio di vivere in un territorio ricco di storia, in una campagna
splendida, meta di turisti provenienti da tutto il mondo per ammirarla,
in una zona ancora quasi incontaminata, o quanto meno che ancora si è
salvata dalla speculazione selvaggia e dall’inquinamento dilagante.
Pensate che di tutto questo è possibile godere correndo lungo le sue
rive.
Solo un podista può capire cosa vuol dire correre immersi nel verde,
annusare i profumi, ascoltare i rumori ed ammirare gli spettacoli della
natura avendo una sensazione di leggerezza e libertà.
Il bacino del “Chiaro” è bellissimo, in qualsiasi stagione, è per
questo che abbiamo voluto proporre il Giro del Lago di Chiusi, per
condividere insieme un’esperienza che sicuramente vi lascerà negli
occhi gli scorci fantastici che si aprono man mano che percorriamo le
strade e le piste che si snodano intorno alle sue rive.
Cercherò di fare un po’ da “Cicerone” descrivendo i punti salienti del
percorso.
Si parte dal parcheggio dello “sbarchino”, così chiamato il porticciolo
dove approdano le barche dei pescatori che praticano pesca sportiva
nelle acque del “Chiaro”.

Appena partiti percorriamo la pista ciclabile “Sentiero della
Bonifica”, la vecchia strada per la manutenzione dei canali per la
bonifica della Valdichiana, oggi completamente ristrutturata ed
agevolmente percorribile sia in bici che a piedi.


Per i primi due km circa si corre sulla pista, lungo la riva del lago e
poi lungo il canale di Passo alla Querce che unisce il lago di Chiusi a
quello di Montepulciano. Qui tra i nannuferi adagiati sull’acqua, non è
difficile vedere “garzette” , “folaghe”, “aironi”, “vocette”. Sulla
destra si staglia “Poggio Falcone”.

Ed arriviamo al Km 1, davanti a noi già si intravede la località di
“Passo alla Querce”, uno dei possedimenti di Pietro Bonci Casuccini,
antico proprietario di vasti latifondi nella zona di Chiusi. Famoso per
la sua collezione di reperti etruschi, oggi in larga parte conservata
nel museo di Palermo, nei primi dell'800 con l’uso delle “colmate”
strappò appezzamenti di fertile terreno da destinare alle coltivazioni.
E la “colmata” è ancora visibile oltre l’argine del canale prima di
arrivare all’incrocio con la strada provinciale che va verso l’Umbria.

Siamo a Passo alla Querce, antica sede delle dogane toscana e perugina.
Qui giriamo a destra e, attraversato il confine tra le due regioni,
comincia la prima salita impegnativa del percorso. Lunga circa 700 mt
sale fino all’abitato di Porto, una frazione di Castiglione del Lago le
cui notizie storiche risalgono al 1500, quando in alcuni documenti si
parla di due vicini agglomerati urbani: Portus Philippi e Porto
Maggiore, probabilmente antichi attracchi per le barche che navigavano
la palude della Chiana.


Percorrendo la salita guardatevi intorno, potete vedere il Lago di
Chiusi ed il Lago di Montepulciano.
Dal centro abitato si svolta ancora a destra per Via Etruria e
finalmente la discesa ci fa riprendere un po’ fiato.
Siamo al Km 4 ed imbocchiamo la strada vicinale che da Porto va a
Vaiano lungo il versante umbro del Lago di Chiusi.

La strada diventa sterrata ma il fondo è curato, privo di buche e ben
battuto. Pressoché pianeggiante fino al Km 8 offre una magnifica vista
sulla destra del bacino lacustre e a sinistra delle dolci colline umbre
coltivate.
Km 5

Km 6

Siamo al “Serena”, l’approdo umbro al “Chiaro”, il Km è il 7, qui
alzate lo sguardo, sulla destra , oltre lo specchio dell’acqua si
staglia il Monte Cetona e più in basso, sul suo cocuzzolo di 398 mt
Chiusi domina la vallata.


Giratevi indietro solo un attimo, sulla collina si vede Chianciano e
quello là in fondo è Montepulciano.

Ma è l’ora di riprendere fiato perché dal Km 8 ci aspetta la seconda e
più impegnativa salita del Vaiano.

Lunga circa 1 Km e mezzo si caratterizza in tre “strappi” abbastanza
impegnativi intervallati da brevi tratti pianeggianti che permettono,
se non proprio di recuperare, almeno di diluire lo sforzo. Al termine
del primo tratto di salita questo è ciò che vi trovate davanti:
a sinistra il Monte Cetona e più in basso Chiusi,di fronte fa capolino
il Monte Amiata con i suoi 1738 metri di altitudine, a destra,
Chianciano si adagia sulla metà del colle e più in lontananza,
arroccato in cima alla sua cresta calcarea c’è Montepulciano. Beh, qui
si fatica ma ne vale la pena…

Abbassiamo di nuovo la testa ed affrontiamo il secondo tratto di
salita.

Coraggio, Vaiano è lì ad un passo, ancora uno sforzo...

Ci siamo, l’ultimo “strappetto” e la salita è terminata.

Vaiano, antico ed importante centro agricolo umbro fin dal tempo dei
romani era sede di una villa con importante pertinenza agricola.
Successivamente, a causa dell’impaludamento della Chiana, continuò ad
avere un ruolo di prim’ordine proprio per la funzione strategica del
crinale dove sorge l’abitato essendo l’unico passaggio che metteva in
comunicazione Chiusi con Cortona.
Adesso si va in leggera discesa.

Usciti dal paese alla vostra destra ancora un’immagine del lago di
Chiusi, mentre se vi girate a sinistra potete scorgere in lontananza un
ritaglio del lago Trasimeno.


Ormai si va verso Chiusi, ma quello che più importa è la discesa che ci
accompagna e che deve riportarci alla quota da cui siamo partiti. La
strada si snoda tra le colline.

La vista sulla destra ci fa capire che i due terzi della gara ormai
sono archiviati.

La discesa ci aiuta ad affrontare quest’ultima parte di percorso.


Buttiamo un’ultima occhiata al “Chiaro”, la fatica si sente ma questo
ci ripaga.

… e ancora giù in picchiata verso Chiusi.

Siamo al Km 14, davanti a noi ancora una testimonianza del passato
storico.


Le torri di “Beccati Questo”, quella toscana e di “Beccati
Quest’altro”, l’umbra, da ben 600 anni controllano il confine tra le
due regioni, allora stati (Granducato di Toscana e Stato Pontificio).
Poste nell’unico punto in cui la Chiana era attraversabile, avevano il
duplice compito di dogana e di avamposto militare.
L’umbra è posta in posizione dominante, mentre la torre toscana,
costruita all’asciutto si trovò pian piano circondata dalle acque a
causa dei lavori di deviazione dei torrenti Tresa e Rio Maggiore dal
lago Trasimeno nella Chiana eseguiti dallo Stato Pontificio nel 1490.
Con la realizzazione delle “colmate” per la bonifica della palude, la
torre di “Beccati Questo” è tornata all’asciutto ma ben 2 terzi della
sua altezza sono stati inglobati nell’argine del Tresa.

Siamo arrivati al Km 15 e dopo aver attraversato due piccoli ponti
rispettivamente sui torrenti Tresa e Montelungo, si svolta a destra di
nuovo su un tratto di pista ciclabile “Sentiero della Bonifica”.
Un’ultima occhiata alle torri…

… e via verso il Lago di Chiusi.

Qui il percorso è pianeggiante e ritorna ad immergersi nel verde della
flora lacustre.


Lo sforzo ormai è quasi terminato, pochi metri ci separano dall’arrivo,
siamo al Km 17,8 e questo è il viale che porta verso le acque del
“Chiaro”.
Sulla destra, la casina gialla che si vede era il vecchio casello
ferroviario della linea Chiusi – Siena dove i treni trainati da
vaporiere (la linea Chiusi – Siena è stata una delle ultime in Italia
ad abbandonare la trazione a vapore) sostavano alla fermata di Cabina
Lago, di cui il casello era il fabbricato viaggiatori.
Da dove passava la ferrovia prima che la spostassero sull’attuale
tracciato?
Ma proprio da dove arriviamo noi, questo pezzo di pista ciclabile
infatti percorre il vecchio tratto dei binari.

Si vede l’arrivo la fatica è giunta al termine.


Passato il ponticello siamo finalmente arrivati. Abbiamo percorso 18 Km
e 200 mt, duri indubbiamente, ma sono certo che nei vostri occhi sono
rimaste stampate delle immagini che difficilmente scorderete e spero
che vi rimangano anche nel cuore per farvi ritornare a percorrere
ancora insieme il Giro del Lago di Chiusi.
Buona corsa.
Alessandro Fedi.
|